L'oro nero investe Ragusa
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È
giusto che sia così in un momento in cui la richiesta di energia aumenta ed è
necessario, in qualche modo conciliare tale esigenza con il rispetto per
l’ambiente, che a parer mio non è soltanto paesaggio! |
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Lo
scenario attuale è il seguente: l’Italia importa greggio, non utilizza
nucleare, si affida per la produzione di energia anche all’idroelettrico, che
in estate ha problemi di produzione in quanto, come abbiamo sentito in questi
giorni, l’acqua dei bacini deve essere utilizzata per aiutare l’agricoltura
che nel nord patisce per la grave siccità. Il mercato del petrolio è ormai da diversi mesi in fibrillazione sia per l’inevitabile progressivo esaurimento delle scorte, ma anche per situazioni geopolitiche, leggi Iran dove il nuovo presidenteha già fatto capire che rivedrà gli accordi con le compagnie petrolifere estere fra cui in prima linea c’è l’ENI) e la spaventosa richiesta di greggio da paesi come la Cina, tutti fattori che stanno determinando l’aumento del prezzo del greggio. Non
v’è dubbio che se noi occidentali e quindi noi ragusani vogliamo mantenere il
nostro modo di vivere abbiamo sempre più bisogno di energia, energia che non
deve avere costi proibitivi. Fatta
questa ovvia premessa veniamo ai fatti di casa nostra. In
realtà le amministrazioni locali possono incidere poco su questi scenari, ma
per quel poco che possono fare hanno dimostrato una serie d’incongruenze al
dir poco grottesche. Ci
hanno proposto l’insediamento di un parco eolico ed il sindaco Solarino lo ha
definito “immondizia industriale” e con l’avallo dell’amministrazione di
centro sinistra ha fatto le barricate contro il progetto, salvo affermare che,
comunque in linea di principio è d’accordo con l’energia pulita: il
problema, come sempre, è di “metodo e merito”, ma purtroppo né il metodo e
neppure il merito producono energia elettrica. Alcune
compagnie petrolifere, tra cui la Panther Oil ricevono l’autorizzazione a
ricercare petrolio e metano, specifico petrolio e non solo gas come qualcuno si
ostina ad affermare perché la ricerca prevede l’estrazione di petrolio on shore,
cioè a terra, con una previsione di qualche miliardo di barili di greggio e si
scatena il finimondo: c’è chi vuole fare il sit-in
di protesta, chi ricorda che siamo patrimonio dell’UNESCO, chi se la piglia
con la regione Sicilia, che prima con l’intervento dell’ex assessore
all’industria Noè autorizza la ricerca e la “coltivazione” dei campi
petroliferi, salvo poi esprimere dissenso attraverso altri membri
dell’aggiunta di governo regionale. Dove
sta la ragione, cosa è giusto e cosa non lo è? Probabilmente nessuno ha torto
e nessuno ha ragione perché il problema posto in questi termini non ha una
soluzione: bisogna essere coerenti, non è possibile opporsi alle perforazioni
petrolifere e parimenti anche all’impianto eolico. È
vero, rischiamo grosso per la faccenda UNESCO, perché esistono precedenti di
“incompatibilità” fra petrolio e patrimonio UNESCO, non mi risultano casi
analoghi per campi eolici, ma la procedura di eventuale esclusione è complessa
esattamente quanto l’inclusione nella lista del patrimonio mondiale, quindi
nella valutazione “petrolio sì, petrolio no” vanno presi in considerazione
altri elementi. Innanzitutto
ciò che è stato detto in premessa; in secondo luogo il reale impatto delle
procedure estrattive e del trasporto del greggio sul nostro territorio; in terzo
luogo l’opportunità da parte dei nostri deputati nazionali di iniziare con
forza la battaglia della defiscalizzazione dei prodotti petroliferi sul
territorio siciliano, anche alla luce delle previsioni di riserve di greggio che
si prevedono di scoprire: perché i nostri deputati non si sono mai messi di
“traverso” a Roma per ottenere questo risultato? Ecco,
io credo che affrontando questo problema in maniera più globale forse
riusciremmo a dare una risposta adeguata alla questione con il vantaggio che
anche i nostri concittadini capirebbero di più sul motivo del contendere, perché
è difficile attualmente spiegare loro perché l’amministrazione Solarino
vuole bloccare un parco eolico che dovrebbe servire a produrre energia elettrica
pulita e a dare qualche vantaggio immediato alla comunità locale, ma si
consente ad un altro privato di iniziare l’istallazione di aereogeneratori in
zona industriale e alle porte della città per un esclusivo vantaggio economici
personale (il primo è già pronto, ma ne potrebbero sorgere altri), come è
lecito per un industriale che per sua “fortuna” non si è ritrovato contro
l’amministrazione Solarino? È
difficile altresì spiegare ai nostri concittadini che hanno visto trasformarsi
le pompe di benzina nella borsa di Milano con il costo dei carburanti che resta
fermo per qualche giorno e poi aumenta, perché rinunciare alle riserve ingenti
di greggio del nostro sottosuolo preferendo quello iraniano. Qualcuno
come al solito non capirà, mi spiace, ma ho cercato di fare del mio meglio.
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